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Luogo: Centro città

Quella sera


Tsukasa: (…

...ahh, pare che mi sia addormentato.

Non va bene. Non sono più un bambino.

So di poter essere sicuro che verrò condotto a casa senza problemi anche se mi addormento, ma è una vergogna mostrarmi così assonnato di fronte all’autista.

Sarebbe una leggerezza inaccettabile, per la persona che un giorno sosterrà sulle sue spalle la responsabilità di tutta la famiglia.

N-non se n’è accorto nessuno, vero? Adesso chiuderò gli occhi fingendo di essere stato semplicemente assorto nei miei pensieri ♪

Ma nonostante ciò… ahh, ultimamente non dormo abbastanza. Sento gli occhi così pesanti. È un bene che le condizioni di mio padre si siano almeno stabilizzate.

Ad ogni modo sono rimaste incerte per talmente tanto tempo da essere indubbiamente critiche…

Oltre ai parenti, abbiamo ricevuto visite anche da famiglie con le quali non abbiamo mai contatti al di fuori degli affari.

...ciò che mi tormenta è che Tori-kun mi abbia visto in queste condizioni.

Le altre persone potranno prendermi in giro quanto vogliono, ma la tua pietà, Tori-kun, è l’unica cosa che non potrei mai sopportare.

In fondo fino ad ora io e te abbiamo sempre vissuto di pari passo.

È iniziato tutto… sì, è iniziato tutto da te. Quando ho sentito che il nobile figlio della famiglia Himemiya si stava dilettando con gli idol, una forma di intrattenimento così bassa e volgare…

...ho pensato che fosse semplicemente appropriato per qualcuno della bassa categoria dei “nuovi arricchiti”.

Per alimentare la mia bassa autostima ho schernito te, dicendo che per quanto tu potessi sforzarti di mascherarle con le apparenze, non avresti mai potuto cancellare le tue origini povere.

Però… lentamente sei stato catturato da qualcosa, come se avessi iniziato a vivere dentro ad un sogno ad occhi aperti. A volte non ti presentavi a lezione e vederti alle feste era diventata cosa sempre più rara... 

Ti sforzavi così tanto di tenere nascosto quel tuo hobby, ma agli adulti attorno a te era chiaro come il sole…

Nel frattempo io continuavo diligentemente a frequentare le lezioni e gli eventi dell’alta società. E, accanto a me, gli adulti si divertivano a parlare male di te.

Usando le stesse parole che avevo usato io stesso per insultarti, ti schernivano. Ti calunniavano.

Dicevano che non eri nient’altro che un maiale ingrassato che aveva soltanto avuto fortuna, niente di più che un disgustoso plebeo.

E con le stesse bocche con cui ti avevano insultato, si voltavano poi a riempirmi di complimenti.

Proclamando che io ero l’esempio perfetto di un nobile, diligente e obbediente… che la famiglia Suou stava crescendo un figlio splendido.

E io non ci vedevo niente di male. Anzi, mi sentivo al settimo cielo. Ero così fiero di me stesso.

Mi sono montato la testa, ho iniziato ad imitare gli adulti che avevo attorno, e ti ho detto cose orribili, non è così?

Guardandoti dall’alto in basso, ho dichiarato che tra noi due ero io quello superiore. Nella mia testa, avevo vinto io.

Mi sentivo così al di sopra di te… e invece non ero tanto diverso da un maiale che strilla di gioia quando gli viene dato del cibo.

Tu, però, hai riso e basta… sul tuo viso non c’era la minima traccia di tristezza.

La spada con cui avevamo cercato di trafiggerti sia io sia gli adulti non ti aveva lasciato neanche un graffio.

Al contrario, avevi la stessa espressione di un adulto che sorride ad un bambino che gioca coi soldatini… con uno sguardo pieno di pietà e di senso di superiorità, mi hai guardato negli occhi. Sorridendo, mi hai detto “mi dispiace così tanto per te!”

In un attimo, ho perso tutta la mia sicurezza. Mi sono sentito come se il mio cuore fosse stato trafitto.

Avevo sguainato la spada contro di te senza pensarci due volte, ma quella ti è rimbalzata addosso e ha squarciato me nel profondo.

Ad oggi, quella ferita non è ancora guarita.

Da quel momento- no, da prima ancora, io ti ho sempre odiato e invidiato.

...un giorno, per colpa di un disguido degli adulti, le mie lezioni sono saltate.

All’improvviso ho avuto troppo tempo libero e ho finito per perdermi come uno sciocco…

Finchè ad un certo punto, mi sono ritrovato in un luogo pieno di porte sconosciute.

Qualunque porta aprissi, continuavo a trovarmi davanti viste sempre meno familiari.

Ogni stanza era piena di elementi estranei al mio ambiente; il mio naso era saturo della puzza dell’alcol e dell’odore del tabacco, i miei occhi e le mie orecchie erano sopraffatte da quelle viste e da quei suoni così intensi.

Spaventato, ho iniziato a piangere e sono scappato, perdendomi sempre di più.

Patetico, vero? Se vivessimo in tempi più antichi, la mia età sarebbe già stata considerata l’età adulta. Ed invece, io ero impreparato. Non ero altro che un fiore cresciuto e accudito dentro ad un giardino in miniatura.

Non sapevo più dove andare, o a chi chiedere aiuto… 

Le persone che incontravo indossavano vestiti che non avevo mai visto, mi sembravano alieni che parlavano un’altra lingua.

Non avevo il coraggio di rivolgere loro la parola e mi vergognavo a mostrare le mie lacrime di fronte agli altri…

Perciò, ogni volta che incrociavo qualcuno, assumevo un’espressione seria e continuavo a camminare con falsa sicurezza.

In confronto a te, che avevi detto che “ti dispiaceva così tanto” per me… devo essere sembrato un vero idiota, un Don Chisciotte che combatte contro i mulini a vento.

Mentre camminavo come in trance, ho sentito della musica.

Somigliava un po' a quelle melodie che ci si canticchia quando si è da soli.

In quel momento ero talmente disperato che continuavo ad avere l’impressione che qualunque cosa fosse contro di me.

Non m’importa, a questo punto affronterei anche quello stupido di Tori-kun se mi aiutasse, ho pensato... e così ho aperto la porta, pensando di trovare te dall’altra parte.

Penso di avere anche chiamato il tuo nome, in un singhiozzo.

Anche se io sono nato per primo… tu sei maturato più in fretta di me e sei sempre stato un passo più avanti.

La cosa per me è sempre stata fonte di grande fastidio, ma allo stesso tempo mi ispirava del respect per te, sai.

Perciò, proprio come se fossi di nuovo un bambino piccolo, volevo nascondermi ancora una volta dietro di te, il “bambino grande”…

Ma quello che c’era oltre quella porta su cui mi ero gettato… era un luogo di ritrovo per persone ai margini della società.

Probabilmente era una sorta di bar.

C’erano giovani e vecchi, uomini e donne, tutti vestiti in modo unico e particolare, e parlavano in modo rozzo di glorie passate e di sciocchi gossip.

E là, nell’angolo più nascosto di quel luogo, un ragazzo cantava al karaoke con passione.

Non sembrava stare dietro alla melodia; cantava a squarciagola dei testi talmente strani da chiedersi se non li stesse inventando sul momento.

Ho cercato di trattenere le lacrime mentre osservavo quella strana scena. Ma non appena si è accorto che lo stavo guardando, lui ha pensato che io fossi un suo vecchio fan…

Mi è venuto incontro e mi ha buttato tra le braccia un gran numero di CD firmati. A quanto pare, era un idol che aveva perso popolarità e si era ritirato.

Sui CD c'era scritto un nome… "Backgammon". Riuscivo a leggere la parola, ma non sapevo che cosa significasse. Vedendo la mia espressione confusa, il ragazzo ha iniziato a raccontarmi tutte queste storie lunghe ed esagerate. 

Mi ha raccontato di essere stato un idol. Era stato l’unico e il solo periodo felice della sua vita, il più bello di tutti i suoi ricordi…

Aveva bevuto un po’ troppo e nel cantare ha iniziato a piangere.

Sembra che in passato avesse ferito qualcuno. E da allora aveva vissuto pieno di rimorsi…

Nella sua confusione data dall’alcol, mi ha scambiato per un’altra persona. Devastato dai singhiozzi, mi ha supplicato di non diventare mai come lui.

“Mio re! Mio re! Quanto ti odio, e quanto ti amo!

Quanto lo rimpiangerò per tutta la mia vita, e quanto non lo farò! Tu sei la causa di tutta la mia sofferenza, ma anche di tutta la mia gioia! Ti odio, ti odio, ti odio, ma è proprio per questo che ti amo!”

Erano incomprensibili e piene di contraddizioni, ma quelle parole, cantate sulla bellissima melody di quella canzone…

...non mi hanno mai lasciato, non importava quanto io cercassi di dimenticarle.

Chi era quella persona? Quella volta ero confuso già soltanto dall’odore dell’alcol e del fumo…

Oltre ad essere esausto, la mia mente e i miei sensi erano annebbiati. Non sono neppure del tutto sicuro di quello che ho visto. Forse ho mescolato tutto quanto con un sogno, o con un’illusione.

Eppure, ancora adesso, i CD che sono stato costretto a prendere… sono conservati nel retro di una cassettiera, una reliquia che mi è stata donata passando di padre in figlio.
Nello spazio tra Mozart e Chopin, si trovano dei CD con incise le canzoni di un povero idol dimenticato dal mondo...)



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